Hydra, l’isola greca senza motori che conquistò Leonard Cohen
- By: Barbara Giannini
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Quando l’aliscafo partito da Atene entra nel porto di Hydra, la sensazione è quella di essere inghiottiti da una bella cartolina spedita tanti anni fa, mentre l’isola sembra abbracciare le manovre delle barche che attraccano al molo.
Visitando Hydra in estate, non appena sbarcati ci si ritrova subito risucchiati in un’atmosfera di frenetico via vai di turisti, abitanti del posto ma soprattutto di muli e di asini che per l’isola non sono solo un vezzo caratteristico da sfoggiare con i visitatori, ormai disabituati alla presenza di questi animali nei centri abitati, quanto piuttosto un aiuto indispensabile per la vita degli abitanti e degli avventori occasionali, essendo l’isola del tutto priva di mezzi a motore, fatta eccezione per le camionette che ritirano la spazzatura la mattina presto.
Quando arriva al porto, il turista viene accolto immediatamente dall’offerta di uno di questi animali per trasportare i pesanti bagagli. Guardando la faccia perplessa del mulo che fissa l’acciottolato come se volesse passare inosservato, spesso viene naturale rifiutare categoricamente la proposta ma ben presto, a meno che non si sia scelta una sistemazione direttamente nella zona del porto, il pentimento per quel rifiuto non tarderà ad arrivare. A Hydra asini, muli e più raramente cavalli, vengono adoperati per trasportare qualunque cosa. In estate alle 8.00 del mattino iniziano ad arrivare via mare merci di ogni tipo destinate a negozi, ristoranti, alberghi e guest house e comincia così un gremire di uomini che trainano carretti su cui hanno caricato casse d’acqua, di vino e di birra, mentre quello che si può trasportare con gli animali viene loro assicurato sulla sella e sui fianchi con grosse corde.
I due monasteri più importanti dell’isola, quello dedicato al Profeta Elia e quello di San Nicolao, dai quali si gode una vista incantevole sul golfo, possono essere raggiunti attraverso una camminata di circa un’ora partendo dal centro della cittadina, ma gli abitanti del posto, che si recano più spesso in questi luoghi sacri lo fanno in genere montando in sella a un asino.
Mentre in estate l’isola è meta prediletta per lo più dei ricchi ateniesi e di artisti romantici, in inverno restano solo poche centinaia di abitanti a viverne la realtà, brulla, ancora per quanto possibile integra, non facile ma genuina e ricca di panorami e tramonti mozzafiato.
Probabilmente fu di uno di questi panorami che il grande cantautore e poeta Leonard Cohen si innamorò quando raggiunse per la prima volta Hydra. Si racconta che fu un cassiere di una filiale londinese della Bank of Greece a scatenare in lui la voglia di visitare la Grecia. Un giorno del 1960, mentre si trovava in banca, chiese a quell’uomo abbronzato come facesse ad avere l’aria serena e beata nonostante il cielo plumbeo londinese che a lui pesava così tanto. Il cassiere gli rispose con un raggiante sorriso e disse che era appena rientrato dalla Grecia dove in quel periodo dell’anno era primavera.
Ricordandosi improvvisamente anche del consiglio del barone Rothschild, incontrato qualche tempo prima a un party, che gli aveva raccontato in toni entusiastici della vita su quell’isola così diversa da tutte, dove gli artisti potevano lasciarsi andare a un’esistenza semplice e priva degli snervanti e sterili obblighi della società moderna, Cohen non ci mise molto a preparare la sua valigia e dopo un paio di giorni era a Hydra.
Per 1.500 dollari Leonard acquistò una casa poco distante dal porto, alla quale si giunge arrampicandosi per le salite e le scalette acciottolate che si diramano in tutto il centro abitato; non volle apportare all’edificio quasi nessuna modifica e mantenne l’arredamento tradizionale perché ne restasse intatto il fascino ellenico nella sua integrità.
La casa, che oggi appartiene al figlio Adam Cohen, sembra essersi cristallizzata nel tempo, e nelle giornate estive passando davanti all’ingresso si può trovare la finestra aperta, con la zanzariera abbassata, attraverso la quale si intravedono un letto e un tavolo nella penombra, e non si resiste alla tentazione di immaginare il poeta riposare e scrivere tra quelle semplici mura.
Fu in quelle stanze che abitò fino alla fine degli anni ’60 e fu lì che scrisse due raccolte di poesie – Le spezie della terra e Flowers for Hitler – e due romanzi – Il gioco preferito e Beautiful Losers. Alla luce della lampada a olio scrisse anche alcune delle sue canzoni più belle che sono rimaste scolpite nella storia della musica, quelle del suo primo disco Songs of Leonard Cohen, uscito nel 1967, e alcune del secondo – Songs from a Room.
Nel retro di copertina di quest’ultimo troviamo la foto di Marianne Ihlen, la Marianne di So Long Marianne, musa e amante del cantautore, conosciuta proprio sull’isola e con la quale ebbe una storia d’amore che durò per tutta la sua permanenza a Hydra.
Oggi, facendo una bella passeggiata sul lungomare, in un punto da cui si gode un incantevole panorama ci si imbatte in una panchina intitolata a Leonard Cohen e a noi piace sognare quei tempi in cui certamente si sarà perso in quei tramonti, seduto sul muretto di ciottoli con un quaderno e una penna in mano a scrivere i versi che ancora oggi amiamo profondamente.
