Il Gabinetto del Dr. Caligari, la vera storia dietro il capolavoro di R. Wiene

Il Gabinetto del Dr. Caligari, la vera storia dietro il capolavoro di R. Wiene

Il film di Robert Wiene Das Cabinet des Dr. Caligari del 1920 è a buon diritto considerato un film rivoluzionario sotto molti aspetti. Oltre alla componente estetica, la vera rivoluzione dell’opera è da ricercare negli intenti dei suoi due autori, Hans Janowitz e Carl Mayer, intenti che non furono rispettati fino in fondo dal regista e che, anzi, da un certo punto di vista vennero addirittura capovolti.

La trama del film è stata composta mettendo insieme episodi realmente vissuti da entrambi gli autori.

Janowitz, originario di Praga, raccontò che una sera del 1913 vagando per una fiera ad Amburgo fu magneticamente attratto dalla bellezza di una ragazza che non poté evitare di seguire fino a quando lei si inoltrò in un parco buio vicino allo Holstenwall. Janowitz, protetto dall’oscurità, poteva distinguere chiaramente la risata della fanciulla mentre si allontanava quando, poco dopo, vide uscire dalla boscaglia un giovane e dopo qualche minuto si accorse di un altro uomo dalle fattezze borghesi che fino a quel momento era rimasto nascosto dietro un cespuglio poco distante. L’uomo balzò fuori e si diresse a sua volta all’interno del parco, guidato anch’egli dalle risate della fanciulla, fino ad essere inghiottito dal buio anche lui. Janowitz a quel punto si allontanò e riprese la via di casa. Fu grande l’orrore provato il mattino successivo, quando scoprì che tutti i giornali locali riportavano a grandi lettere il titolo “Orribile delitto sessuale a Holstenwall! La giovane Gertrude assassinata”. Per Janowitz fu inevitabile collegare il delitto con la ragazza vista la sera precedente e, non riuscendo a smettere di pensare di aver assistito al preludio di un omicidio, si recò al funerale della giovane donna dove, durante la cerimonia,  fu sicuro di riconoscere tra i presenti l’uomo che la sera prima aveva visto nascosto nei cespugli.

Per quanto riguarda l’altro autore, Carl Mayer, fin da giovanissimo dovette badare ai suoi tre fratelli minori dopo il suicidio del padre e cercò di mantenerli vendendo barometri in giro per l’Austria e facendo la comparsa nei teatri di provincia. Durante la guerra subì diversi esami sulle sue condizioni mentali e questo provocò in lui quello che Janowitz definì un “fortissimo rancore nei confronti dello psichiatra militare che si era occupato di lui”.

Dopo la guerra sia Janowitz sia Mayer si ritrovarono pervasi da un forte sentimento rivoluzionario e da un profondo odio verso l’autorità che aveva immolato milioni di uomini in guerra.

Quando si incontrarono, pensarono che questi sentimenti potessero essere rappresentati attraverso il nuovo e potente linguaggio del cinema, fondendo insieme le due storie che avevano così indelebilmente segnato la vita di ciascuno di loro. Il lungo confronto tra i due su come confezionare la trama del film si svolse perlopiù durante lunghe camminate, e proprio in occasione di una di queste camminate si ritrovarono nel bel mezzo di una fiera chiassosa, dove furono attratti da un chiosco in cui un uomo muscoloso compiva prodigiose dimostrazioni di forza, apparentemente in uno stato di semi-incoscienza durante il quale esclamava frasi sibilline che gli spettatori ritenevano profetiche.

In quel momento, entrambi capirono che la trama del film era ormai completamente delineata e nelle settimane successive venne messo nero su bianco il soggetto originale il cui protagonista era lo psichiatra persecutore di Mayer. Il nome di questo personaggio fu ispirato da un raro volume che passò in quei giorni tra le mani di Janowitz, Lettere sconosciute di Stendhal, in cui si leggeva che Stendhal, tornato dalla guerra – era stato infatti nominato commissario di guerra all’epoca in cui Napoleone era entrato vincitore a Berlino – aveva conosciuto alla scala di Milano un ufficiale chiamato Caligari, nome che colpì i due autori tanto da assegnarlo al protagonista della loro storia.

La storia, che ricordava le inquietanti atmosfere care a E.T.A. Hoffmann, era stata messa insieme con il chiaro intento di mettere in risalto il sadismo autoritario del tiranno che manovra l’essere umano-fantoccio per realizzare i suoi sanguinosi scopi. I due autori rappresentarono quella che ai loro occhi appariva la situazione appena vissuta di un’autorità che aveva mandato i suoi uomini al macello. E non potevano immaginare quanto i personaggi del Dr. Caligari e di Cesare potessero essere ancora più calzanti con quanto la Storia stava allestendo, con Hitler che avrebbe ipnotizzato le masse del suo popolo fantoccio.

La Decla-Bioscop che faceva capo a Erich Pommer, accettò di produrre un film tanto sovversivo. Sembrava un miracolo. In un primo momento la realizzazione della pellicola sembrava destinata al grande regista Fritz Lang, il quale iniziò a lavorare sul materiale dovendo però bruscamente interrompersi per terminare un film a episodi che i distributori facevano pressione per vedere portato a termine. Così il testimone passò a Robert Wiene.

Il Gabinetto del Dr. Caligari consacrò Wiene nell’olimpo della pellicola come regista d’eccellenza dell’Espressionismo tedesco, questo grazie anche alle scenografie dipinte da tre pittori espressionisti: H. Warm, W. Röhrig e W. Reimann, che con forme squadrate, comignoli obliqui e allungati, finestre a forma di freccia e di aquilone, alberi contorti e minacciosi esasperarono l’atmosfera oppressiva e violenta del film.

Tuttavia Janowitz e Mayer furono molto delusi dal risultato finale in quanto Wiene, per adattare il film alle necessità dello schermo ma soprattutto a quelle del pubblico, lo realizzò nell’ottica di rispondere alle esigenze delle masse, e per rispondere a queste esigenze aveva inserito la trama originale all’interno di una cornice realizzata nel primo e nell’ultimo atto. La cornice inquadrava l’intera storia nel racconto visionario di un pazzo rinchiuso in un manicomio. Questo non solo snaturava l’intento rivoluzionario degli autori ma lo ribaltava completamente. Mentre la storia originale metteva in risalto la follia dell’autorità, il film di Wiene riabilita l’autorità e accusa di follia i suoi antagonisti.

Locandina tedesca del film

In ogni caso, Con o senza intenzione, Caligari mostra l’anima che oscilla tra tirannia e caos, di fronte a una situazione disperata: qualsiasi fuga dalla tirannia sembra sprofondarla nel disordine totale. Ne emana inevitabilmente un’atmosfera di orrore che invade ogni cosa. Come quello dei nazisti, il mondo di Caligari rigurgita di sinistri presagi, di atti di terrore e di esplosioni di panico (S. Kracauer, Da Caligari a Hitler).

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