La Tabula Peutingeriana: la carta stradale più antica del mondo
- By: Barbara Giannini
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Nel 1507 l’umanista viennese Konrad Celtes, bibliotecario dell’imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano I d’Asburgo, disse di aver trovato un documento dal valore eccezionale: si trattava di un rotolo di pergamena della lunghezza di circa 6 metri in cui era raffigurata una carta stradale che tracciava tutte le strade del mondo conosciuto da Roma alla metà del IV secolo.
Celtes, ben consapevole dell’unicità del ritrovamento, consegnò la pergamena all’umanista Konrad Peutinger, cancelliere di Augusta, lasciandoglielo in eredità a patto che questi lo pubblicasse. La pubblicazione avvenne però solo nel 1598, grazie a un discendente di Peutinger, Marcus Welser, che diede alla Tabula il nome di Peutingeriana in onore del suo avo.
Successivamente, per più di un secolo le tracce del prezioso documento sono andate perdute fino al 1714, quando riapparve ancora nelle mani della famiglia Peutinger dalla quale venne acquistato da Eugenio di Savoia, per passare poi all’imperatore Carlo VI e successivamente alla Biblioteca Nazionale di Vienna sotto il nome di Codex Vindobonensis 324.
La Tabula Peutingeriana rinvenuta da Celtes e giunta fino a noi è una copia che riproduce un documento ben più antico, fu eseguita con ogni probabilità attorno al 1265 da un monaco copista di Colmar ed è realizzata su undici pergamene assemblate in un’unica striscia che misura 6.745 x 34 cm. Inizialmente le strisce dovevano essere almeno dodici, come si evince da alcuni elementi riportati nel primo foglio che lasciano presupporre una continuità rispetto a una parte precedente. Il tempo ha profondamente logorato la Tabula rendendo la pergamena estremamente fragile, causando l’ossidazione dei colori e dunque anche la scarsa leggibilità delle indicazioni. Pertanto, nel corso dei secoli ne sono state realizzate diverse edizioni, a partire dalla Editio princeps del 1598 ad opera del sopracitato Marcus Welser, passando per la sontuosa Edizione Scheyb del 1753 fino all’edizione K. Miller del 1916, un’incisione litografica a colori che riporta pochissimi errori rispetto all’originale.
Il formato della Tabula è quello del volumen, che poteva essere conservato e consultato all’interno di una biblioteca, mentre sembrerebbe da escludersi un uso pratico del documento durante un viaggio, secondo alcune ipotesi riportate da Richard J.A. Talbert in Rome’s World (Cambridge, 2010) infatti, il rotolo sarebbe stato destinato all’esposizione su una parete di un’aula della sede imperiale durante l’età tetrarchica.
La forma rettangolare della carta non fornisce una rappresentazione realistica di paesaggi e distanze in quanto concepita in maniera molto simile al diagramma che viene usato oggi per il sistema delle metropolitane. L’illustrazione appare, date le dimensioni che si sviluppano in lunghezza, stirata da occidente a oriente e l’intero mondo allora conosciuto è rappresentato con i continenti di Europa, Asia e Africa circondati dall’oceano e separati da tre confini idrografici: il Mediterraneo, il Tanai (oggi Don) e il Nilo. All’interno dei continenti sono riportati 200.000 km di strade, 555 città e 3500 particolari geografici come fiumi, monti, foreste, santuari e fari. Le distanze sono indicate in miglia romane ad eccezione della zona relativa alle Gallie, in cui sono indicate in leghe – adottate a partire da Settimio Severo e corrispondenti a un miglio e mezzo – e dei territori persiani in cui sono utilizzate le parasanghe – corrispondenti a circa 5 miglia.
Le strade appaiono tracciate con il colore rosso intervallate da piccoli angoli accanto ai quali compaiono i nomi delle località, il colore giallo è utilizzato per la terra, il verde e il blu per i fiumi, i laghi e i mari.
È possibile rilevare alcune incongruenze spaziali tra i dati della geografia fisica e quella stradale, il motivo è da ricondursi probabilmente al fatto che chi realizzò la Tabula delineò prima di tutto le coste, successivamente le catene montuose, poi i fiumi e, solo per ultima, la rete stradale e le relative tappe, inserendo negli spazi rimasti liberi i nomi delle regioni, dei popoli e altre indicazioni.
Raffigurati nella Tabula si trovano anche diversi elementi antropici e vignette con città personificate, come nel caso di Roma, Costantinopoli e Antiochia, oppure la rappresentazione di città murate munite di torri come nel caso di Ravenna.
Nel 2007 la Tabula è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco delle Memorie del mondo.
